Monpazier fu fondata nel 1284 per iniziativa di Edoardo I, re d’Inghilterra e duca d’Aquitania, e di Pierre de Gontaud, signore di Biron. Era una bastide: un nuovo insediamento deliberatamente pianificato in una regione di frontiera contesa, nel quale territorio, amministrazione, commercio e popolamento furono organizzati congiuntamente.

Che cosa possono — e non possono — dirci le testimonianze superstiti
La sintesi più dettagliata utilizzata per questa guida è il dossier dell’inventario regionale redatto da Baptiste Quost nel 2011, riferimento IA24003002. Riunisce documenti amministrativi medievali, copie successive, ricerche archeologiche, il catasto del 1845 e archivi locali. Questa varietà è importante perché la documentazione scritta su Monpazier è cospicua ma dispersa, e alcuni originali fondamentali sono andati perduti.
Non risulta conservato il contratto originale di paréage, l’accordo con cui i fondatori si dividevano diritti e rendite. Le sue disposizioni sono note in parte grazie a una memoria redatta nel 1769 e a documenti amministrativi successivi. Non risulta conservato neppure l’originale della carta delle consuetudini concessa agli abitanti, benché la sua validità sia stata ribadita da Luigi XI nel 1462 e da Carlo VIII nel 1484. L’anno 1284, i fondatori e il sito sono saldamente documentati; non lo è il resoconto parola per parola di una cerimonia di fondazione.
Gli eventi sono presentati come documentati quando l’inventario regionale indica un riscontro archivistico. Le spiegazioni sulle finalità sono proposte come interpretazioni storiche. La tradizione orale è indicata come tale e non viene trattata come prova.
Prima del 1284: un territorio di frontiera
La storia più antica del territorio immediatamente circostante Monpazier è meno certa di quella della bastide. I ritrovamenti nelle campagne vicine attestano la presenza umana fin dalla preistoria e i comuni limitrofi conservano testimonianze di frequentazione antica, ma nessuno scavo sistematico ha dimostrato una continuità insediativa sul sito della città successiva.
Nel pieno Medioevo, la valle del Dropt si trovava fra importanti reti territoriali ed ecclesiastiche. La famiglia Biron rappresentava una grande potenza locale, mentre i re di Francia e d’Inghilterra si contendevano l’influenza nella regione più ampia. Fondare città pianificate era un modo per concentrare la popolazione, favorire gli scambi e rendere più diretto l’esercizio dell’autorità. Si tratta di condizioni regionali documentate, che non vanno confuse con il testo perduto dell’accordo di fondazione di Monpazier.
1284–1305: la fondazione sul tenimento della Boursie
La nuova città fu fondata nel 1284 dal re-duca Edoardo I e da Pierre de Gontaud, signore di Biron. Occupava il tènement de la Boursie, un terreno appartenente al signore di Biron nella parrocchia di Notre-Dame de Capdrot. In base all’accordo di paréage, i fondatori si divisero i diritti e le rendite attesi dal nuovo insediamento.
Monpazier non ebbe un successo immediato. Edoardo I vi si recò il 6 novembre 1286 e constatò che il popolamento procedeva con difficoltà. Prima di rientrare in Inghilterra nel 1289, l’amministrazione reale minacciò di imporre ammende a quanti si erano impegnati a stabilirsi nella bastide senza averlo ancora fatto; il ricavato avrebbe dovuto contribuire al finanziamento della cinta e della chiesa. I documenti non consentono di stabilire se quelle ammende siano state effettivamente riscosse.
La struttura istituzionale divenne comunque chiara. Un ufficiale reale, il bayle Bertrand de Panissals, amministrava la bastide, mentre consoli di cui conosciamo i nomi rappresentavano gli abitanti. I rapporti tra gli interessi dei due fondatori potevano essere difficili: fra il 1293 e il 1305 Pierre de Gontaud chiese ripetutamente agli agenti del re-duca di far rispettare le condizioni del paréage.
1289: Monpazier e il suo détroit
Nel 1289, le donazioni di Aymeric de Biron, signore di Montferrand, contribuirono a costituire il détroit di Monpazier: il territorio legato alla giurisdizione e alla vita economica della città. L’inventario regionale elenca le parrocchie di Capdrot, Marsalès, La Valade, Gaugeac e Saint-Cassien.
Il rapporto documentato nel 1289 lega la storia di Monpazier a quella della vicina Marsalès, oggi un comune distinto. La bastide faceva parte di una rete più ampia di parrocchie, non era un centro urbano isolato.
XIV e XV secolo: prosperità in tempo di guerra
Nonostante gli esordi difficili, alla metà del XIV secolo Monpazier era diventata un insediamento considerevole. Un conteggio del 1365 registrò 315 fuochi e la collocò fra i sei maggiori agglomerati del Périgord. Il conteggio dei fuochi era una misura fiscale, non un censimento moderno della popolazione, ma costituisce un forte indizio dell’importanza relativa della città.
La prosperità non mise Monpazier al riparo dai conflitti. Le guerre guasconi e poi la guerra dei Cent’anni portarono cambiamenti di autorità e di fedeltà; il dossier regionale registra che nel 1369 Monpazier scelse definitivamente il campo francese. Riferimenti a tentativi di conquista sopravvivono indirettamente in decisioni sovrane, ma le prove sull’effetto preciso delle singole campagne sulla città sono incomplete. Emerge un quadro di instabilità, non una sequenza certa e ininterrotta di assedi.
Gli effetti delle ricorrenti epidemie di peste sono altrettanto difficili da quantificare. Una tradizione orale locale sostiene che soltanto dieci abitanti sopravvissero a un’epidemia nel 1492. L’inventario conserva il racconto come tradizione orale, non come dato demografico verificato.
Segui la tradizione dei dieci superstiti, dal racconto alle testimonianze
1490–1506: il capitolo si trasferisce da Capdrot
Nel 1490, il vescovo di Sarlat autorizzò i canonici di Capdrot a trasferire il proprio capitolo a Monpazier. Essi presero possesso di Saint-Dominique, portando in città un’istituzione religiosa la cui autorità si estendeva su 68 parrocchie. Il trasferimento accrebbe l’importanza ecclesiastica di Monpazier, affiancandola al suo ruolo commerciale.
Il passaggio non fu privo di contrasti. Le controversie fra i canonici e i consoli cittadini sui progetti del capitolo proseguirono fino al 1506. Gli interventi tardo-medievali e rinascimentali ancora visibili nelle case indicano inoltre che, in questo periodo più ampio, continuarono gli investimenti nella città. La trama stradale può apparire unitaria, ma gli edifici raccontano fasi successive di costruzione e trasformazione, non un’unica campagna del 1284.
XVI secolo: le guerre di religione
Nella seconda metà del XVI secolo, Monpazier subì una forte influenza protestante legata alla famiglia Biron e fu coinvolta nelle guerre di religione francesi. In città furono presenti truppe collegate a comandanti fra cui Geoffroy de Vivans e Jacques de Caumont de La Force. Una cronaca di Jean Tarde riferisce saccheggi reciproci compiuti da Monpazier e Villefranche-du-Périgord nel 1577.
L’episodio è documentato da una cronaca pubblicata in epoca successiva, citata dall’inventario regionale. Dimostra la presenza del conflitto nella bastide e nei suoi dintorni, ma non autorizza ad attribuire alle guerre di religione ogni traccia o modifica oggi visibile negli edifici senza prove specifiche per ciascuno di essi.
1637–1672: i Croquants, Buffarot e i Récollets
Alle lotte religiose seguirono le rivolte rurali. Nel 1637 Buffarot, per breve tempo capo di un gruppo di croquants, fu giustiziato mediante squartamento in Place des Cornières. L’episodio testimonia la violenza della repressione delle rivolte popolari nel Périgord ed è un evento documentato, non un racconto folkloristico.
Nel 1644, nell’ambito della Controriforma cattolica, fu fondato a Monpazier un convento dei Récollets. L’accordo che lo istituiva fu firmato il 30 maggio dai consoli, dai canonici e dall’ordine. I frati costruirono all’interno della bastide grazie alle donazioni degli abitanti e a un versamento annuo del signore di Biron. Le divisioni religiose perdurarono: il tempio protestante fu distrutto nel 1671 in seguito a un ordine precedente, e nel 1672 le truppe furono alloggiate presso gli abitanti.
XVIII secolo: declino istituzionale e urbano
Nel XVIII secolo, i documenti superstiti descrivono una città in difficoltà. Per ottenere entrate immediate, i consoli cedettero beni comuni: alcuni vicoli passarono in proprietà privata, i fossati furono dati in affitto e venne accettata la demolizione di parti della cinta. Il carcere e il mercato coperto si deteriorarono e la città non disponeva di un edificio civico adeguato.
Un documento del 1760 registra una popolazione di poco superiore ai 1.500 abitanti, ma i numeri, da soli, non erano indice di prosperità. Una tassazione gravosa e ripetute penurie alimentari colpirono gli abitanti. Una casa di carità si sviluppò fino a diventare un ospedale e orfanotrofio con laboratorio tessile, sostenuto in particolare da Barthélémy de Laborie du Pourteil, arciprete e canonico. L’istituzione testimonia tanto l’organizzazione dell’assistenza quanto le difficoltà alle quali cercava di porre rimedio.
1789–1799: Rivoluzione e mutamenti istituzionali
L’effetto materiale più evidente della Rivoluzione a Monpazier fu la nazionalizzazione e la vendita dei beni ecclesiastici. Il convento dei Récollets fu soppresso e la comunità dispersa nel 1791; furono interessati anche i beni dei canonici, tra cui la Maison du Chapitre e vari appezzamenti di terreno.
Gli archivi registrano un’insurrezione, scontri fra monarchici e repubblicani, un omicidio e il furto di entrate pubbliche, benché la sintesi regionale concluda che il periodo fu nel complesso più tranquillo di quanto questi episodi, presi isolatamente, possano suggerire. Monpazier non divenne capoluogo di distretto — ruolo assegnato a Belvès — ma divenne capoluogo di cantone con gendarmeria, ufficio delle imposte e giudice di pace.
XIX e inizio XX secolo: un piccolo centro commerciale
Il catasto del 1845 e i documenti che lo accompagnano rivelano un’economia locale diversificata. Vi compaiono artigiani, costruttori e commercianti, oltre a professionisti; è significativo che siano registrati quattordici locandieri. Monpazier continuò a svolgere la funzione di piccolo centro per il cantone circostante, anche mentre la sua influenza più ampia si riduceva.
La città non beneficiò direttamente delle infrastrutture di trasporto che trasformarono altri centri: né un collegamento ferroviario né un Dropt navigabile ne attenuarono il relativo isolamento. Fra il 1850 e il 1950 circa, l’esodo rurale dimezzò all’incirca la popolazione, che a metà Ottocento contava circa 1.130 abitanti. La storia economica della città combina dunque la continuità del commercio locale con una contrazione demografica di lungo periodo: non si riduce a una «età dell’oro» medievale seguita dall’abbandono.
1847–1990: riscoperta e tutela giuridica
Il riconoscimento del patrimonio ebbe inizio mentre era ancora in corso quel cambiamento demografico. Félix de Verneilh studiò l’architettura di Monpazier nel 1847 e richiamò l’attenzione sull’eccezionale conservazione della sua pianta regolare. Nel 1856 Eugène Viollet-le-Duc elogiò la regolarità e l’ordine della città nel suo Dictionnaire raisonné de l’architecture française. Le loro parole contribuirono ad affermare l’idea, destinata a durare, di Monpazier come bastide «ideale».
La tutela giuridica seguì per tappe:
- 1862: la chiesa di Saint-Dominique fu classificata monumento storico.
- 1904: furono classificate quindici delle ventitré case che delimitano Place des Cornières.
- 1929: fu iscritta nell’elenco dei monumenti storici la costruzione tradizionalmente chiamata granaio delle decime, o Maison du Chapitre.
- 1936: furono iscritte le porte fortificate della città.
- 1960: furono classificati il mercato coperto e il suolo della piazza.
- 1961–1962: furono tutelate la torre orientale delle mura, altre due case, nonché le facciate e le corrispondenti coperture di sei case.
- 1990: fu istituito un secteur sauvegardé per proteggere la bastide come complesso urbano unitario.
Queste sono date di riconoscimento giuridico, non date di costruzione. Una casa tutelata nel 1904 può conservare elementi di varie epoche precedenti e successive: la sua storia architettonica è distinta da quella della tutela.
Monpazier oggi: continuità senza immobilità
L’inventario regionale condotto dal 2011 al 2014 ha esaminato edifici, lotti e archivi della città dal Medioevo al XX secolo. La sua conclusione fondamentale non è che Monpazier sia rimasta immutata, bensì che la struttura pianificata dei lotti sia ancora straordinariamente leggibile nonostante secoli di ricostruzioni, adattamenti e cambiamenti d’uso.
Il Bastideum, inaugurato nel 2013 in una parte dell’ex convento dei Récollets, interpreta attraverso Monpazier la storia e l’architettura delle bastides. Il borgo fa parte di Les Plus Beaux Villages de France fin dalla creazione dell’associazione nel 1982. Questi riconoscimenti spiegano la fama di Monpazier, ma la ragione più solida per studiarla è più precisa: una struttura medievale resta leggibile accanto alle testimonianze materiali della successiva vita religiosa, commerciale, domestica e civica.
Baptiste Quost, Présentation de la commune de Monpazier, Région Nouvelle-Aquitaine, Inventaire général du patrimoine culturel, dossier IA24003002, indagine del 2011; dossier dell’operazione d’inventario regionale, IA24003001, 2011–2014; resoconto del patrimonio del Comune di Monpazier; schede POP del Ministero della Cultura sugli edifici tutelati.
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